Gartley è anche conosciuto come l’uomo che ha empiricamente collaudato e predisposto per iscritto la saggezza di Wall

Street, per quanto riguarda l’ampiezza del mercato, o il numero di azioni (titoli) che avanzano o declinano per la giornata.

Infatti, quando ha scritto il famoso capitolo “Ampiezza- del-mercato” del suo libro “Profit in the Stock Market”, non ha usato

nessun riferimento.

Questo è stato il caso perché, come lui stesso ha riconosciuto, “anche se questo non è stato studiato da molti studenti di

mercato, con le eccezioni del lavoro dell’autore, che sapeva dei riferimenti non pubblicati.”

È stata la maggiore disponibilità di statistiche di mercato dopo il crollo del 1929 che ha permesso a Gartley di iniziare la sua

ricerca sull’ ampiezza del mercato.

Nel 1931 ha iniziato a raccogliere dati sul numero di titoli scambiati, il numero degli aumenti (advance) e il numero dei crolli

(decline), e i titoli dai prezzi invariati, il numero di nuovi massimi e minimi, il volume totale e il rapporto di scambio nei 15

titoli più attivi sul volume totale, con l’obiettivo di determinare se queste statistiche si potrebbero utilizzare come mezzo di

giudizio intermedio per l’inversione del prezzo.

Ha fatto le seguenti tre osservazioni.

In primo luogo, ha trovato che ogni volta che la media mobile a sette giorni del rapporto di anticipi e declini, supera il 60%

del totale delle emissioni (titoli) trattati, è probabile che sia il segnale di una svolta (punto di rotazione).

In secondo luogo, vide che i rapporti di anticipi e declini sembravano essere più precisi a suggerire segnali di acquisto, più

che segnali di vendita.

In terzo luogo, ha osservato che le statistiche dell’ampiezza del mercato, sembrano essere molto utili nel giudicare le fasi

finali dei principali mercati ribassisti, ma non così utile nei mercati toro (rialzisti).