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COSA E’ IL TRADING AUTOMATICO ?

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IL NOSTRO OBIETTIVO E’ TRADURRE LA STRATEGIA IN CODICI.

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COSA VUOL DIRE UNA STRATEGIA DI TRADING SEMPLICE CON UNA VARIABILE OTTIMIZZABILE ?

Come abbiamo visto la lezione scorsa, il fatto di avere dei segnali di trading che sono generati, ad esempio, da un incrocio di 2 medie mobili o altro, e dove questo tipo di incrocio delle medie o qualsiasi altro strumento, può essere variato.

COSA SUCCEDE INVECE IN UNA STRATEGIA DI TRADING COMPLESSA ?

Succede che gli elementi che possono essere variati ed ottimizzati possono essere molti di più, e questo rende più difficile verificare i risultati e l’autenticità della strategia.

OVERFITTING  = SOVRADATTAMENTO

Cioè quando la nostra strategia e il nostro modello statistico si adatta perfettamente ai dati osservati, per cui al campione.

Quindi, una strategia in over- fitting (sovra-adattata o sovra-ottimizzata), è una strategia che è stata elaborata in un contesto storico ed è poi stata perfettamente modellata in quel contesto storico, per cui le regole che sono all’interno sono state create vedendo proprio cosa è successo nel mercato (quindi ho visto certe situazioni e creo le regole per quelle situazioni specifiche).

Chiaramente se il mercato nel futuro cambia anche leggermente, questa strategia farà fatica a funzionare.

Vediamo ora le componenti che entrano in gioco in una strategia e quale sarà il loro impatto complessivo sul processo di sviluppo, andiamo quindi a capire come i vari parametri influenzano la strategia e il ruolo che i vari parametri hanno.

Ad esempio , una strategia di trading semplice con una variabile sola e senza troppi codici, e senza cadere in un arricchimento esagerato della strategia, sarà facile da costruire, testare e ottimizzare, al contrario una strategia complessa sarà molto più difficile sia da costruire, ma soprattutto da verificare e ottimizzare.

Esperienza e test dimostrano che le strategie semplici sono sempre migliori, quindi costituite da poche indicazioni e pochi segnali, non troppo elaborata – diventa così semplice da scrivere e da gestire.

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Sono gli stessi componenti che sono validi anche per il trading discrezionale:

  • DETERMINAZIONE DEL PUNTO DI ENTRATA E DI USCITA DELLA POSIZIONE
  • LA GESTIONE DEL RISCHIO
  • LA GESTIONE DEL PROFITTO
  • IL CORRETTO CALCOLO DEL SIZE DELL’OPERAZIONE

I segnali d’entrata e d’uscita a mercato possono essere filtrati da 1 o più elementi, ad esempio  possono essere attivati al raggiungimento di un determinato livello di prezzo o dal comportamento di un determinato indicatore.

Una strategia di trading può essere basata su uno o più segnali di entrata e d’uscita, e questo aumenta quella che è la complessità generale della strategia.

ESEMPIO:

ipotizziamo una strategia che genera il segnale di entrata al breakout del livello massimo del giorno precedente insieme all’incrocio di una media veloce sopra una lenta (già sono 3 elementi da programmare).

Possiamo anche utilizzare un metodo per entrare a mercato che è scollegato dal metodo per determinare l’uscita – cioè non è detto che la stessa lettura di mercato che io utilizzo per entrare sia uguale alla lettura per uscire.

Possiamo cioè volendo, utilizzare 2 strumenti diversi per determinare i segnali di entrata e di uscita ognuno.

In ogni caso, la varietà dei modi per stabilire l’entrata e l’uscita è limitata e dipende dall’idea di trading e dallo stile del trader – molto spesso il trader va a uniformare questo tipo di atteggiamento, cioè il fatto di calcolare entrata ed uscita nella stessa maniera o in maniera differente.

  • LA GESTIONE DEL RISCHIO

Le strategie di trading possono avere diversi livelli di rischio.

Dobbiamo partire dal fatto che ogni bravo trader, deve avere la consapevolezza che qualsiasi strategia di trading potrebbe generare delle perdite, e queste potrebbero avvenire in qualche singolo episodio o in una serie consecutiva di stop-loss, specialmente nel trading automatico (è molto facile nel trading automatico avere una serie di perdite consecutive con una serie di trades in stop-loss).

Dobbiamo quindi gestire e valutare il rischio di ogni operazione e, le migliori strategie di trading sono quelle che non trascurano l’aspetto della gestione del rischio.

  • Gestire il rischio non vuol dire eliminarlo completamente (perché questo è impossibile) ma controllarlo e limitarlo, contenendolo entro livelli accettabili.
  • La cosa giusta da fare è gestire in modo attento e  pre – determinato i limiti del rischio.
  • Rientra nella corretta gestione del rischio, saper riconoscere quando è il momento di fermarsi perché il rischio sta diventando eccessivo o ingestibile (questo riconduce anche all’aspetto psicologico della condizione della strategia), o di andare avanti perché abbiamo ancora margine per il miglioramento.
  • Lo scopo della gestione del rischio è quella di limitare le perdite, in modo da consentire di poter rimanere vivi a mercato più a lungo possibile,  anche nel caso in cui si accumulano più stop-loss consecutivi.
  • Un modo diverso per descrivere la gestione del rischio è quello di accettare di perdere la minor quantità di denaro necessaria, per poter permettere alla strategia di trading di ottenere il massimo profitto (questa quantità che decidiamo prima di perdere, è il rischio che ci stiamo assumendo sulla strategia).

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LA GESTIONE DEL PROFITTO –  dovremmo avere delle strategie anche per la gestione del profitto che sono legate sicuramente al corretto calcolo del size dell’operazione e al money management.

Per esempio, una strategia di trading può aprire le posizioni basandosi su un numero fisso di lotti, oppure può calcolare un numero variabile di lotti in base ad altre regole, che spesso magari sono sottovalutate.

  • Possiamo creare un algoritmo che calcola il volume di una operazione di trading (non è difficile farlo), ma bisogna fare estrema attenzione a crearlo in modo corretto.
  • Un corretto calcolo del size dell’operazione ricopre quindi un’importanza cruciale affinchè il trading system funzioni al meglio.
  • Tanti trader professionisti ritengono che l’applicazione di un corretto size per l’operazione e l’applicazione del money management, è ancora più importante della strategia di trading stessa.

Lo studio dell’algoritmo per il calcolo della posizione è importante, deve essere valutata e analizzata – oltre a scrivere le regole di entrata e uscita , dovremmo scrivere anche le regole di money management , ancora più importante (bisognerà dedicarci tempo).

Entriamo più nel vivo di quello che sono l’entrata e l’uscita della posizione:

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Per far funzionare una strategia di trading automatico, dobbiamo possedere almeno 1 regola per entrare a mercato e almeno 1 regola per uscire dal mercato.

  • L’ entrata perfetta a mercato dovrà avvenire a un livello di prezzo che ci permetterà il maggior profitto – supponendo di andare long, sarebbe l’inizio di un trend rialzista.
  • L’uscita perfetta dovrebbe realizzarsi al culmine di questo trend rialzista ipotizzato (entrate e uscite ideali).

Andiamo a vedere le tipologie di entrate ed uscite possibili:

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Nel grafico vediamo che nel momento in cui la media veloce (gialla) passa sotto a quella lenta (rossa) abbiamo una condizione short.

La condizione long la abbiamo quando avviene il contrario, cioè quando la media veloce (gialla) passa sopra a quella lenta (rossa).

Le condizioni sono le stesse ma al contrario, e quindi simmetriche.

Ogni volta si passa da long a short, con la stessa regola ma applicata al contrario.

Questo è un modo di progettare l’entrata e uscita delle strategie molto ricorrente negli EA, perché è semplice – poche regole ben gestibili e applicabili.

La cosa importante  di questa tipologia, è che teoricamente per il fatto che noi scegliamo di creare questa strategia che si scambia le regole di trading in modo simmetrico (uno esattamente il contrario dell’altra), è perché il criterio per cui mettiamo questo, è perché la posizione di long e short è uguale e opposta, e la natura del mercato e della tipologia di trading, fa si che pensata in modo simmetrico possa favorire questo tipo di strategia, e non possa favorire le posizioni di long rispetto a quelle short nel numero, perché pensiamo che ci sia in questo tipo di strategia una assunzione del 50% di posizioni long e del 50% di posizioni short.

E’ da questo punto di partenza che andiamo ad applicare questo tipo di strategia simmetrica.

Quando viene chiusa una posizione perché si genera il segnale inverso, la strategia chiude una posizione long, ad esempio, e ne apre immediatamente una short con le stesse condizioni ma contrarie, e quindi speculari (ribaltate) scritte per quella long, questo si chiama in termine tecnico STOP-REVERSE, proprio perché chiude una posizione e ne apre un’altra con il segnale contrario.

Le strategie possono essere simmetriche pur NON essendo stop-reverse, per questa strategia NON è necessario impostare il take profit, perché andiamo già a chiudere l’ordine con la presenza del segnale opposto (questa è una caratteristica di questa strategia).

ANDIAMO ORA A VEDERE QUELLE CHE SONO LE STRATEGIE ASIMMETRICHE

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SE NELLE STRATEGIE SIMMETRICHE UTILIZZANO LA STESSA STRATEGIA MA INVERTITA E SPECULARE, NELLE STRATEGIE ASIMMETRICHE IL SEGNALE DI BUY SARA’ COMPLETAMENTE DIVERSO DA QUELLO DI SELL.

  • Nell’esempio sopra, l’entrata short è data da una media mobile veloce che passa sopra a una media mobile lenta e questo mi genera il segnale di entrata short della strategia in questione.
  • L’entrata long viene considerata invece in maniera diversa, tenta in questo caso di andare ad individuare il minimo più basso del grafico.
  • Per farlo va ad analizzare gli SHIFT (parametro con il quale il software identifica le ultime candele): lo SHIFT= 0 è la candela di lettura in corso; praticamente questo tipo di segnale di entrata long, mi dice che preso a riferimento il massimo della candela con SHIFT= 5 , se dopo 5 candele si verifica una candela che fa il break-out (rottura) di questo massimo, questo mi genera un segnale di entrata long – ovviamente subordinato al fatto che le altre 4 candele abbiano un massimo più basso di quello di riferimento (candela con SHIFT = 5).
  • Questo è un modo per andare a leggere un minimo (uno dei modi).
  • In questo caso è avvenuta la lettura di un minimo, quindi essendoci stato un minimo possiamo creare una regola per andare long.
  • Questi tipi di strategie possono favorirci l’entrata a mercato in long o in short, perché ovviamente un segnale può verificarsi di più rispetto all’altro:  se questo è vero, il fatto di avere 2 regole diverse e distinte nella strategia per definire i segnali di entrata nell’una o nell’altra direzione, potrebbe essere vantaggioso in alcuni mercati, time frame etc,…in un determinato momento, avere questi tipi di strategie.
  • Dobbiamo stare attenti alle ottimizzazioni, ad esempio nelle strategie simmetriche, anche l’ottimizzazione deve essere simmetrica (stando attenti a non rendere per errore una strategia originariamente pensata per essere simmetrica in asimmetrica).
  • NON POSSIAMO VARIARE I PARAMETRI DEI PERIODI IN LONG DIVERSAMENTE DA QUELLI IN SHORT (altrimenti appunto la strategia diventa asimmetrica).
  • In una strategia asimmetrica dobbiamo eseguire 2 ottimizzazioni, una per il long e una per lo short, mentre in una strategia simmetrica l’ottimizzazione è solo una per entrambe le posizioni, sia per il long che per lo short.
  • Utilizzando 2 valori diversi per i periodi delle medie mobili usate per generare i segnali per le entrate short (ad esempio uso i valori delle medie in 50 e 20 periodi) e per le entrate long (ad esempio vario i valori delle medie mobili in 10 e 30 periodi, al fine di ottimizzare le entrate long) in quel caso, la strategia che nasceva con l’intento di essere simmetrica diventa asimmetrica , proprio perché utilizzo 2 periodi per le medie mobili diversi per le entrate long e per le entrate short.
  • La strategia asimmetrica quindi privilegia solamente un senso di operatività (long o short):

è bene fare dei back-test su queste strategie, perché l’esperienza ci dice che statisticamente le strategie simmetriche hanno più probabilità di essere profittevoli, e quindi di avere successo: ciò non toglie che ognuno di noi con la propria fantasia possa sviluppare strategie asimmetriche che siano comunque profittevoli e che si adattano bene a certi situazioni di mercato; si tratta proprio di conoscere questo tipo di differenziazione che c’è tra le strategie proprio per capire come intervenire a livello di ottimizzazione e di gestione dell’operatività di questa strategia.

  • Il fatto di avere una strategia simmetrica è più semplice anche dal punto di vista della programmazione, una volta implementate le regole in LONG diventa molto semplice ribaltare il tutto, e creare le stesse regole ma invertite per lo SHORT; risulta anche più semplice da testare perché implemento inizialmente nella mia strategia solo la regola per il long, e faccio tutti i back-test iniziali solamente con la regola per il long; quando ho verificato che la regola long è stata programmata correttamente, a quel punto sono sicuro che il codice che ho creato è perfetto , e allora vado a replicarlo ma in maniera speculare per replicare la logica di entrata short – si risparmia lavoro, andando a creare la parte short molto facilmente.

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ANDIAMO ORA A VEDERE ALTRO ARGOMENTO CHE RIGUARDA IL FATTO DI TENERE PIU’ POSIZIONI APERTE.

Esiste una TECNICA DI PROGETTAZIONE che si chiama GRID TRADING.

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Questo tipo di operatività  non richiede QUASI NESSUNA conoscenza di analisi tecnica o fondamentale e non richiede previsioni sul futuro andamento del mercato (è una strategia meccanica).

Il fatto di non considerare la variabile della previsione del prezzo può comportare problemi di money management e di psicologia di trading – tante volte con questo tipo di strategia è difficile impostare il money management e soprattutto a livello di psicologia spesso succede di andare a incappare nella chiusura di molti ordini che potrebbero andare in stop-loss (questo a livello psicologico può influire moltissimo).

Questo tipo di strategie si adattano molto ad essere programmabili, chi le usa lo fa con sistemi automatici, proprio perché è difficile gestirle in maniera discrezionale, per la difficoltà a posizionare più ordini assieme in un preciso istante: quindi lo si fa tramite script o sistemi di trading automatici.

Esistono molte metodologie per aprire una griglia di trading e la più classica è quella che ad un certo punto, una volta avviato il trading systems, questo apre una griglia di ordini e posiziona ordini pendenti sopra e sotto il valore attuale del prezzo; i livelli dove vengono posizionati questi ordini possono essere diversi, quindi possiamo calcolare a nostro piacimento le distanze dei vari livelli, tendenzialmente si usa mettere gli ordini equidistanti tra loro; si lascia andare la griglia, e la griglia si chiude quando viene preso tutto il profitto da una parte o dall’altra; quindi a quel punto, tutti gli ordini pendenti che non sono stati aperti vengono cancellati nel momento in cui andiamo a profitto con gli ordini aperti.

Queste sono strategie un po’ difficili da gestire dal lato money management e anche dal lato psicologico nel momento in cui il mercato non prende una direzione ben precisa e comincia a oscillare , potrei trovarmi con molti ordini aperti contemporaneamente e trovarmi sbilanciato con i profitti.

Si tende a utilizzare questi sistemi quando si è capitalizzati bene, e vi è una certa robustezza nel saldo del conto.

Esistono degli indicatori installati nella METATRADER 4, che ci permettono di creare queste griglie, uno dei quali si chiama CAMARILLA POINT, il quale va a fare dei calcoli sui prezzi di apertura e chiusura dei giorni precedenti, e ti crea una griglia di livelli e che può essere utilizzata inserendo ordini pendenti quando il prezzo supera questa griglia (simile a quella nella figura sopra) da una parte o dall’altra.

Questo sistema di trading è prettamente matematico e quindi scollegato dall’analisi tecnica e può portare i suoi risultati – è un tipo di approccio al trading (GRID TRADING).

PARLIAMO ORA DEI FILTRI DI INGRESSO E DI USCITA

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Oltre ai segnali di ingresso e di uscita possiamo utilizzare dei filtri. In senso generale, un filtro è un’ulteriore informazione che viene utilizzata per affinare la qualità di un segnale di entrata/uscita dal mercato.

Utilizzare un filtro in un trading system significa aggiungere un’ulteriore informazione utilizzata per produrre un segnale di entrata/uscita più accurato e quindi più affidabile.

Inserire un filtro alla strategia significa anche utilizzare altri indicatori, regole di trading ed eventi di mercato in aggiunta a quelle utilizzate per definire il segnale di entrata/uscita.

Nell’esempio sopra, il segnale short è dato dalla chiusura di oggi minore di quella di ieri – il filtro potrebbe essere che anche il minimo di oggi deve essere inferiore di quelli di ieri, e il massimo di oggi deve essere minore del massimo di ieri, abbiamo così 2 candele discendenti: questo mi dà un segnale short, dove la regola della strategia era la chiusura di oggi inferiore a quella di ieri.

All’aumentare del numero di filtri e della complessità aumenterà di conseguenza:

  1. La difficoltà a produrre il codice della strategia
  2. La difficoltà ad effettuare poi i test della stessa

Andiamo a capire su quale time frame operare.

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La scelta del time frame coinvolge diversi aspetti:

SELEZIONE DEI SEGNALI DI TRADING: meglio i time frame alti (NON INFERIORI A 1 ORA) e meglio anche dal giornaliero in su, che danno segnali di trading più qualitativi.

Il trading automatico offre grandi possibilità di basare le strategie individuate su questi time frame alti (1H, 4H, daily e ancora più su), ma possiamo anche creare delle regole di mercato, attraverso dei segnali letti su time frame più bassi (5M, 15M o 30M): questo rende così più preciso il TIMING di entrata, cioè FACCIO LETTURE SU TIME FRAME BASSI PER RICEVERE SEGNALI LEGATI AI TIME FRAME PIU’ ALTI.

In ogni caso è meglio non scendere su time frame troppo bassi (tipo 1M) e in tutti i casi quindi, è sconsigliato perché è troppo veloce, e diventa troppo imprevedibile, soprattutto nei momenti di alta volatilità.

L’utilizzo delle serie storiche per MT4 può scendere fino a 1M, quindi i dati di prezzo hanno la risoluzione di 1 minuto (questo dipende da ogni singolo broker e non è mai uguale tra uno e l’altro); andare a pretendere di individuare i segnali sul time frame a 1 minuto con buone possibilità di profitto, è praticamente impossibile con la MT4.

Pensiamo già da subito a strategie che partono dai 15M fino al time frame 1H, per le nostre strategie,  man a mano che io trader preferirò un operatività più veloce.

Se vorrò fare un’operatività di più lungo periodo, andrò a selezionare time frame più alti e lunghi, e ciò non toglie che posso andare a controllare i segnali di mercato con più precisione, su time frame inferiori (cioè posso andare a controllare le candele del 5M anche se sto operando, ad esempio, sul grafico orario 1H, perché la mia strategia è stata costruita nell’orario).

Dal punto di vista psicologico un trading basato su una strategia intraday, (anche se impostato in modo automatizzato) diventa un trading più stressante e più pesante, mentre un trading basato su un time frame daily, diventa un’attività meno impegnativa e più compatibile.

Operando su time frame bassi, il numero di operazioni e l’operatività sono molto più elevati, rispetto a un’operatività su grafico daily – questo influisce a livello psicologico. Questo è un altro motivo per cercare strategie su time frame più alti e quindi con un numero di operazioni inferiori.

Per quanto riguarda il confronto tra time frame basso (strategia di trading veloce) e time frame alto (trading più lento), queste differenze possono essere sostanziali e dobbiamo poi fare i conti con i back-test (ai fini della botà della strategia).

Sempre con i time frame bassi, un’altra cosa che non possiamo fare è quantificare (nel back-test) lo slippage (cioè la differenza tra il prezzo al quale sarei dovuto entrare a mercato e il prezzo al quale effettivamente il broker mi fa entrare a mercato) – questa differenza può essere elevata quando si verificano oscillazioni molto forti.

Anche lo spread non è mai fisso nei momenti di alta volatilità (tende a partire anche in maniera incontrollata) e questo ti fa avere dei costi che non sono prevedibili – quindi un back-test fatto con time frame molto bassi e molte operazioni possono essere assolutamente discordanti dalla realtà, e farti accumulare un drawdown eccessivo che non era stato previsto anche se il back-test era in ordine originariamente.

E’ molto importante avere una disciplina legata al controllo delle posizioni aperte, soprattutto quando le posizioni non sono ben protette.

Andiamo ora a parlare della gestione del rischio.

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Gestire il rischio significa decidere in anticipo quanto si è disposti a rischiare di perdere per l’operazione che sto per andare ad aprire.

Abbiamo 3 concetti fondamentali:

  1. RISCHIO DELL’OPERAZIONE
  2. RISCHIO DELLA STRATEGIA
  3. RISCHIO DI PORTAFOGLIO

PER GUADAGNARE E’ NECESSARIO NEL TRADING AFFRONTARE IL RISCHIO IN MODO INTELLIGENTE – ALTRIMENTI C’E’ IL RISCHIO DI SUBIRE TANTE PERDITE FINO A RIDURRE IL CAPITALE A TAL PUNTO DA NON POTER PIU’ EFFETTUARE OPERAZIONI.

Per riassumere in maniera sintetica, una buona gestione del rischio prevede di limitare le perdite e massimizzare i profitti – concetto facile e ovvio, ma non così scontato perché non è facile progettare un sistema di trading con una buona gestione del rischio.

Andiamo a vedere nel dettaglio le varie tipologie di rischio e dove dobbiamo andarle a considerare:

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Quando andiamo a progettare un trading systems lo STOP-LOSS deve essere sempre compreso – è parte integrante della nostra strategia.

Lo stop-loss è il limite massimo che vogliamo porre alle perdite e deve rimanere valido per tutto il tempo in cui la posizione rimane a mercato e in essere, una volta impostato e decisa la condizione dello stop, questa deve rimanere tale (a differenza del trading discrezionale, dove si può spostare manualmente lo STOP-LOSS) perché è automatico e non lo possiamo variare (deve rimanere così come è stato programmato).

Il fatto di mettere lo STOP-LOSS, dovremmo andare a studiare in fase di progettazione, test e ottimizzazione della strategia, quali sono i motivi per cui lo stop-loss viene preso, questo è importante, ad esempio a causa della volatilità dei mercati, o uno slippage consistente etc.. esistono diverse condizioni per cui lo stop – loss viene preso e queste devono essere valutate.

Il modo più semplice e comune di mettere lo STOP-LOSS è di considerare  l’importo in denaro che si è disposto a perdere e di calcolare questa somma in base a una % del conto (ad ogni trade quanto sono disposto a perdere e a investire?).

Questa somma deve essere trasformata in una % sul capitale, decideremo quindi di rischiare una certa % del capitale per ogni trade – così lavorano i professionisti, stabilendo una percentuale di rischio pre-determinata per ogni operazione che mettono a mercato.

Quello che è il calcolo matematico su ogni singola transizione, è una cosa tecnica del trading discrezionale – lo vedremo con il money management per le strategie.

Andiamo ora a vedere il rischio di strategia:

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Il Drawdown rappresenta il rischio di strategia, ed è la differenza tra il livello attuale del nostro saldo e il massimo valore mai raggiunto, questo si calcola sia in termini assoluti che in termini %.

L’equity line è la linea del nostro saldo in funzione delle nostre operazioni aperte, questa linea nel grafico scende partendo da 10k iniziali fino a 8k (quindi -2k di drawdown è = al 20% del capitale iniziale), da li in poi le nostre strategie lavorano e la linea risale fino a toccare il livello massimo del saldo (+12k), questa differenza da 10k iniziali a 12k di livello massimo mai raggiunto è +20% di drawdown.

Per definizione il drawdown è la differenza tra il massimo valore mai raggiunto sul conto e l’attuale nostro saldo (se è negativo chiaramente) e la cosa è sempre sequenziale, infatti il prossimo drawdown si conteggia dal massimo (+12k) fino alla discesa a 9.6k – in quel caso è sbagliato dire di aver perso solo 400 euro, la verità è che abbiamo perso 2.4k (dal valore massimo mai raggiunto al saldo attuale del mio conto).

Il drawdown è uno dei valori di analisi per quanto riguarda la bontà della strategia – andremo a considerarlo sempre in fase di ottimizzazione della strategia.

Riguardo il rischio di strategia c’è anche un altro particolare da analizzare che è il RISK STOP , è analogo allo stop-loss di una singola operazione di trading.

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Nella progettazione della strategia di trading e quindi del trading system,  potrei prevedere un’istruzione che può andare a controllare il drawdown massimo prima di andare ad aprire nuove operazioni, quindi possiamo andare a calcolare questo valore e considerare di non operare più, anzi potrei anche andare a decidere di interrompere completamente il funzionamento dell’EA, questo perché nel momento in cui la strategia cominci ad accumulare drawdown, è chiaro che per andare a recuperarlo dobbiamo fare profitti superiori rispetto alle perdite.

Dal grafico si nota che il concetto è che se io perdo il 20%, cioè ho un drawdown a -20%, non mi basterà fare una performance del 20% per tornare a breakeven (cioè situazione di pareggio del saldo), ma avrò bisogno di fare un +25%, per recuperare i -2k di drawdown: la gestione del drawdown è chiaramente fondamentale; dal grafico è facile intuire che quando abbiamo un drawdown del 50% dobbiamo fare performance positive e guadagno pari al 100% per tornare a breakeven.

In fase di progettazione possiamo anche considerare un fattore di sicurezza del drawdown – calcolandoci un drawdown massimo.

Questo drawdown massimo lo consideriamo moltiplicato per un certo parametro, che potrebbe essere di valore 1.5 – 2 (moltiplicatore); ad esempio prefissiamo un drawdown massimo del 20%, però poi in fase di back-test facciamo passare la strategia solo se produce un drawdown massimo del 10%: se gli diamo il moltiplicatore ad esempio 1.5, e il nostro drawdown massimo stabilito è pari al 20%, vuol dire che in fase di back-test dovremmo arrivare massimo a un drawdown del 15% (1.5 x 10%).

Riassumendo questo concetto, in pratica grazie al back-test andremo a vedere qual’è il massimo drawdown  che la nostra strategia in sede di back-test ci ha fatto totalizzato (%); poi questo drawdown % dovrà essere in linea , e consigliamo di non superare mai il 20% del capitale, perché diventerebbe improponibile recuperare perdite troppo ingenti del 50 – 60% , viste le % di guadagno che bisogna ottenere per tornare a breakeven nel saldo, cioè a pareggio.

Visto che la nostra strategia ci dà un drawdown del 10%, noi lo possiamo considerare buono, perché ci dà un margine di sicurezza, poiché il back – test non è infallibile (ha un’affidabilità più o meno alta, ma non è mai di precisione assoluta): per cui assumendo come drawdown massimo quello del 20%, noi in fase di back-test ci dovremmo aspettare magari un 10 – 15 % di drawdown massimo, per considerare buona una strategia.

Vediamo ora un ulteriore rischio che dovremo affrontare e valutare:

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Creare un portafoglio di strategie che lavorano insieme per realizzare i nostri profitti.

Se andiamo ad analizzare il drawdown di una strategia, andremo ad analizzare in questo caso, il  drawdown totale generato dall’insieme di Expert Advisor e che compongono il portafoglio  all’interno del nostro conto di trading.

Ognuno lavorerà in maniera diversa e creerà una diversa equity line, e se riusciamo a fare un’ottimizzazione della strategia per fare in modo che abbia un maggior profitto e una minor perdita, dovremmo anche andare a fare un’ottimizzazione dell’insieme delle nostre strategie.

Andiamo ora a vedere la gestione del profitto.

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L’obiettivo della gestione del profitto è quello di cercare di catturare il maggior utile da ogni singola operazione di trading, e allo stesso tempo diminuire la potenziale perdita dovuta dall’uscita dal mercato del nostro trade.

Vediamo i 2 metodi principali che si usano per gestire i profitti:

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Usando un trailing stop si dice che l’ordine di stop-loss diventa DINAMICO, perché si sposta proporzionalmente al movimento del prezzo, come si vede nel grafico seguente:

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Nel grafico il prezzo sale e nel punto A il sistema apre l’ordine a mercato, il prezzo sale fino a B, in quel momento il sistema sposta lo stop-loss iniziale allo stesso livello del punto di entrata A, quindi porta in paregggio l’operazione: da quel punto in poi il prezzo può andare dove vuole ma comunque l’operazione nella peggiore delle ipotesi chiuderà in pareggio, senza alcuna perdita.

Più avanti il prezzo scende da C a D ma lo stop-loss rimane invariato e fermo:  il trailing stop è il movimento dello stop-loss in funzione del prezzo, ed è molto utile per proteggere i profitti.

Questo è uno strumento molto utilizzato specialmente quando abbiamo delle operazioni dal rapporto rischio/rendimento molto elevato ,e quindi a maggior ragione quando stiamo operando con la strategia su time frame elevati quindi dal 4H al giornaliero in su.

Questo è un sistema che massimizza il profitto, ma c’è una cosa di cui fare attenzione soprattutto nel trading automatico, potendo non essere presenti davanti al monitor: con la piattaforma MT4 il trailing stop non viene gestito dal lato server, per cui da parte del broker, bensì viene gestito dal lato client, osia dal nostro terminale sul computer.

Quindi la MT$ provvede a modificare dinamicamente il valore dello stop-loss seguendo dinamicamente i valori del mercato.

Se succede che il terminale va off-line, la funzione di trailing stop verrà interrotta (persa); in questo caso l’ultimo livello di stop-loss raggiunto immediatamente prima di  andare off-line, diventerà il livello di stop-loss effettivo (il trailing stop perde la sua funzionalità, e diventa un normale stop-loss non dinamico), quindi è una cosa da tenere presente e sotto controllo.

Dovremo andare a gestire l’operazione in modo da intascare i profitti a determinati livelli di prezzo o soglie di profitto.

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Il prezzo BID (prezzo d’offerta) viene usato per verificare la condizione dell’ordine per le posizioni long e il prezzo ASK (prezzo richiesto) per le posizioni short.

Gli ordini di take profit possono essere stabiliti fissando un valore in denaro rispetto al prezzo in entrata, andiamo a determinare quale sarà il prezzo di uscita – dobbiamo impostare un valore di prezzo d’uscita.

Questo metodo di tipo discrezionale è possibile programmarlo nel trading automatico, utilizzando degli indicatori che vanno a calcolare la volatilità, come ad esempio l’ATR – è un indicatore che mi restituisce un valore in funzione della volatilità, questo valore mi rappresenta i pips (o punti)  di volatilità e posso applicare questo valore (numerico) come il numero di pip per il take-profit o stop-loss; più il prezzo è volatile e più questo numero sarà alto, viceversa più il mercato in questione è meno volatile più questo numero sarà basso.

Quando il numero sarà alto, andremo a posizionare uno stop-loss o un take-profit più lunghi – con poca volatilità si sta più stretti.

Anche per il take-profit possiamo utilizzare la tecnica di dividere l’operazione in più parti, in funzione del raggiungimento dei take profit – nel trading automatico è possibile automatizzare questa operazione – cosa che nel discrezionale diventa più complicata perché va fatta a mano.

STOP-LOSS E TAKE-PROFIT SI PRESTANO BENE ALL’UTILIZZO NEL TRADING AUTOMATICO.

Dobbiamo poi fare il calcolo della dimensione dell’operazione:

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Per quanto riguarda il money management il calcolo del size rimane il fulcro principale della strategia.

Il size dell’operazione di trading determina la quantità di capitale che verrà rischiato, e questo è essenziale da capire.

Il fatto che una strategia di trading sia ben funzionante, non è detto che se noi mettiamo un size corretto e ben calcolato possa produrre il maassimo profitto che può produrre quella strategia – è una questione di calcolo.

SIZE FISSO: andiamo a mettere a mercato la stessa quantità per ogni operazione.

SISTEMA MARTINGALA/ANTIMARTINGALA – è proprio questa ultima modalità quella che noi utilizziamo come filosofia per le nostre operazioni.

Oltre a questi, ci sono dei metodi di sizing che hanno anche delle formule matematiche molto elaborate, ma che facciamo fatica a valutare quando andiamo a fare i back-test.

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